Nel momento in cui l'Arte sembra raccogliersi su se stessa per riflettere sul proprio incerto futuro, gli artisti, rivolgono lo sguardo al passato in forma sostanzialmente diversa da come è sempre avvenuto. Non ci si ispira più o, comunque, non prevalentemente, ai classici, ma ai grandi dell'arte contemporanea, ai maestri del Novecento. Non solo, ma i maestri del Novecento non sono osservati perché ormai divenuti dei “classici”, cioè perché sono sempre attuali, ma, al contrario, perché sono inattuali. Non vogliamo scomodare Nietzsche, però insistiamo sul concetto di inattualità intesa come presa di distanza rispetto al proprio tempo, un tempo con il quale i maestri di cui parliamo non si sono mai riconciliati, un tempo che con la loro opera hanno sottoposto a critica, una critica che è sostanzialmente critica del moderno, di quella che Heidegger chiama l'Età della tecnica. Seguendo queste riflessioni la Galleria de'Foscherari ha progettato una mostra, nella quale ad un maestro inattuale della statura di Giorgio Morandi vengono accompagnati due artisti che potrebbero essere stati suoi allievi e che riteniamo altrettanto inattuali: Pier Paolo Calzolari, un bolognese ricco d'avventura e Claudio Parmiggiani, un emiliano di Luzzara rivolto all'esplorazione della memoria collettiva. Il primo, impostosi sul piano internazionale come un autorevole protagonista dell' Arte povera, ha scelto poi la ricerca rischiosa e solitaria di un'essenza artistica, della quale, alludiamo ancora a Heidegger, si è perso anche il linguaggio per esprimerla. Il secondo si è affermato per l'intensa ricerca, questa volta l'allusione è a Walter Benjamin, delle tracce che l'Arte ha lasciato dei suoi percorsi storici nella forma di reperti archeologici. Ma oltre a ciò, non è un trascurabile dettaglio biografico che questi due artisti vivano in luoghi appartati , ritirati dal mondo, cosi come Morandi soleva trascorrere la sua vera vita nel suo appartamento di Via Fondazza o nella solitudine di Grizzana. Non si tratta, infatti, di asocialità, di disprezzo della comunità che li circonda, dello snobistico rifiuto del clamore contemporaneo, bensì della ricerca di un punto di vista esterno, dal quale potere guardare dal di fuori il mondo, che facilmente ci sfugge nella sua complessità se vi restiamo immersi, e cosi poterlo giudicare, cioè sottoporlo a critica. Torniamo così alla critica del Moderno, critica che consente di associare a Morandi Calzolari e Parmiggiani per definirli tutti “artisti inattuali”. Già lo abbiamo accennato, ma dobbiamo chiarire meglio che criticare il Moderno non significa ritornare all'antico, avere nostalgia dei classici, volere restaurare l'età dell'oro dell'arte (come pensava il gruppo di “Valori Plastici” al quale Morandi stesso si era dapprima avvicinato), bensì cogliere le contraddizioni nelle quali il Moderno avviluppa l'Arte per tentare di mantenere aperto per essa un possibile futuro. Nessuna nostalgia di un passato perduto per sempre, quindi, ma una presa di distanza dal proprio tempo rivendicando, rispetto ad esso, la propria inattualità, cioè ritrovando e consolidando un atteggiamento che serpeggia come un filo rosso attraverso tutta la vicenda artistica dall'inizio del Novecento ad oggi . Ci fermiamo qui. Lasciamo agli specialisti, critici e storici dell'arte, ma anche agli appassionati e ai cultori delle arti belle, il compito, certamente non facile, di verificare o confutare questa nostra intuizione, espressa molto sommariamente, nella specificità filologica, nell' analisi stilistica, nella comparazione dei linguaggi delle opere esposte. Corriamo un grande rischio, ma lo facciamo consapevolmente: la natura morta del 1931, una delle più emblematiche del maestro scomparso cinquant'anni fa, rivelerà nella sua forma la fondatezza del confronto che abbiamo azzardato? E la nevicata del 1940, altra opera di Morandi che, dopo attenta riflessione, ci è parsa perfetta per questa esposizione, apparirà realmente significativa rispecchiandosi in quelle di Calzolari e Parmiggiani? Lo si vedrà Sabato 29 novembre quando verrà inaugurata la mostra che, com'è tradizione della Galleria de 'Foscherari, vuole essere uno stimolo alla riflessione, oggi necessaria come non mai , sul destino dell'arte.

 

Nel momento in cui l'Arte sembra raccogliersi su se stessa per riflettere sul proprio incerto futuro, gli artisti, rivolgono lo sguardo al passato in forma sostanzialmente diversa da come è sempre avvenuto. Non ci si ispira più o, comunque, non prevalentemente, ai classici, ma ai grandi dell'arte contemporanea, ai maestri del Novecento. Non solo, ma i maestri del Novecento non sono osservati perché ormai divenuti dei “classici”, cioè perché sono sempre attuali, ma, al contrario, perché sono inattuali. Non vogliamo scomodare Nietzsche, però insistiamo sul concetto di inattualità intesa come presa di distanza rispetto al proprio tempo, un tempo con il quale i maestri di cui parliamo non si sono mai riconciliati, un tempo che con la loro opera hanno sottoposto a critica, una critica che è sostanzialmente critica del moderno, di quella che Heidegger chiama l'Età della tecnica. Seguendo queste riflessioni la Galleria de'Foscherari ha progettato una mostra, nella quale ad un maestro inattuale della statura di Giorgio Morandi vengono accompagnati due artisti che potrebbero essere stati suoi allievi e che riteniamo altrettanto inattuali: Pier Paolo Calzolari, un bolognese ricco d'avventura e Claudio Parmiggiani, un emiliano di Luzzara rivolto all'esplorazione della memoria collettiva.

Il primo, impostosi sul piano internazionale come un autorevole protagonista dell' Arte povera, ha scelto poi la ricerca rischiosa e solitaria di un'essenza artistica, della quale, alludiamo ancora a Heidegger, si è perso anche il linguaggio per esprimerla. Il secondo si è affermato per l'intensa ricerca, questa volta l'allusione è a Walter Benjamin, delle tracce che l'Arte ha lasciato dei suoi percorsi storici nella forma di reperti archeologici.

Ma oltre a ciò, non è un trascurabile dettaglio biografico che questi due artisti vivano in luoghi appartati , ritirati dal mondo, cosi come Morandi soleva trascorrere la sua vera vita nel suo appartamento di Via Fondazza o nella solitudine di Grizzana. Non si tratta, infatti, di asocialità, di disprezzo della comunità che li circonda, dello snobistico rifiuto del clamore contemporaneo, bensì della ricerca di un punto di vista esterno, dal quale potere guardare dal di fuori il mondo, che facilmente ci sfugge nella sua complessità se vi restiamo immersi, e cosi poterlo giudicare, cioè sottoporlo a critica.

Torniamo così alla critica del Moderno, critica che consente di associare a Morandi Calzolari e Parmiggiani per definirli tutti “artisti inattuali”. Già lo abbiamo accennato, ma dobbiamo chiarire meglio che criticare il Moderno non significa ritornare all'antico, avere nostalgia dei classici, volere restaurare l'età dell'oro dell'arte (come pensava il gruppo di “Valori Plastici” al quale Morandi stesso si era dapprima avvicinato), bensì cogliere le contraddizioni nelle quali il Moderno avviluppa l'Arte per tentare di mantenere aperto per essa un possibile futuro. Nessuna nostalgia di un passato perduto per sempre, quindi, ma una presa di distanza dal proprio tempo rivendicando, rispetto ad esso, la propria inattualità, cioè ritrovando e consolidando un atteggiamento che serpeggia come un filo rosso attraverso tutta la vicenda artistica dall'inizio del Novecento ad oggi .

Ci fermiamo qui. Lasciamo agli specialisti, critici e storici dell'arte, ma anche agli appassionati e ai cultori delle arti belle, il compito, certamente non facile, di verificare o confutare questa nostra intuizione, espressa molto sommariamente, nella specificità filologica, nell' analisi stilistica, nella comparazione dei linguaggi delle opere esposte. Corriamo un grande rischio, ma lo facciamo consapevolmente: la natura morta del 1931, una delle più emblematiche del maestro scomparso cinquant'anni fa, rivelerà nella sua forma la fondatezza del confronto che abbiamo azzardato?

E la nevicata del 1940, altra opera di Morandi che, dopo attenta riflessione, ci è parsa perfetta per questa esposizione, apparirà realmente significativa rispecchiandosi in quelle di Calzolari e Parmiggiani?

Lo si vedrà Sabato 29 novembre quando verrà inaugurata la mostra che, com'è tradizione della Galleria de 'Foscherari, vuole essere uno stimolo alla riflessione, oggi necessaria come non mai , sul destino dell'arte.