LUIGI MAINOLFI
Rotondi Valle Caudina, 1948.
Dopo gli studi di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’artista viene attratto dal panorama artistico e culturale torinese che, negli anni Settanta, rappresenta uno dei principali centri dell’avanguardia italiana. Nel 1973 si trasferisce quindi a Torino.
I primi lavori, realizzati tra il 1972 e il 1976, sono dedicati all’indagine del corpo e del gesto. Nelle prime esposizioni e performance presenta calchi del proprio corpo in gesso, lasciati consumare dall’acqua (Cavriago, 1977) oppure fatti precipitare dall’alto al suolo (La performance, Galleria Civica d’Arte Moderna, Bologna, 1977). È in questo periodo che l’artista si riappropria anche dell’aspetto teorico della scultura, attraverso una serie di disegni accompagnati da testi (MDLXIV, 1976).
Tra il 1979 e il 1980 realizza La Campana (Galleria Tucci Russo, Torino, 1981; La Sovrana Inattualità, P.A.C., Milano, 1982). Nel decennio successivo si afferma con le grandi terrecotte, opere che accolgono paesaggi e soggetti di ispirazione fiabesca, come Nascita di Orco ed Elefantessa (1980). Nel 1981 partecipa alla Biennale di San Paolo del Brasile.
Con Alle forche Caudine (1981) prende parte alla XL Biennale di Venezia e a Documenta 7 di Kassel nel 1982; con Le Bbasi del cielo (1981-82) partecipa alla XII Biennale de Paris nello stesso anno. Con il bronzo Trionfo (Elefantessa) (1982) è presente alla Biennale di Venezia del 1986.
Negli anni successivi sviluppa cicli come Tufi (1981-85), presentato in Ouverture (Rivoli, 1984) e Tour Fromage (Aosta, 1987), e Arcipelago (1983-85), esposto a Castel Ivano, Trento (1987) e in Icons of Postmodernism (Holly Solomon Gallery, New York, 1986). Nel 1987 vince il Superior Prize al 5th Henry Moore Grand Prix in Giappone con il bronzo Città Gigante (1986). Nel 1990 gli viene dedicata una sala personale alla Biennale di Venezia con Sole Nero (1988-89).
Negli anni successivi tiene numerose mostre personali e retrospettive: nel 1992 alla Galleria d’Arte Contemporanea di Rimini; nel 1994 a Villa delle Rose – Galleria Civica d’Arte Moderna di Bologna e alla Galerie Hlavního Města Prahy di Praga; nel 1995 all’Hôtel de Galliffet di Parigi e alla Promotrice di Belle Arti – GAM di Torino; nel 1996-97 al Museo Civico di Castelnuovo, Maschio Angioino, e al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes di Napoli.
Negli anni Novanta prosegue la ricerca su forme già presenti nel suo lavoro e ne introduce di nuove, come Tamburo del Sole (1995-97), Gabbie (1997), Vestiti e Colonne di Maggio (1999), approfondendo ulteriormente il tema del corpo e della pelle.
Nel 2001 viene scelto come rappresentante dell’Italia per uno scambio culturale con il Giappone e realizza opere permanenti al Museo d’Arte Contemporanea di Sapporo, tra cui Mainolfi swims in the water of Hokkaido e Colonne di Sapporo. Seguono importanti installazioni permanenti: nel 2002 Ballerine in marmo al Parco della Padula di Carrara; nel 2004 Il sole del Buon Vento a Benevento; nel 2005 Sole Scarabocchio a Brunico; nel 2006 Città e Sole a Rovereto.
Nel 2007 espone Sole in alluminio al Museo di Ravensburg (Germania) e nello stesso anno riceve il Premio Michelangelo per la scultura. Tra il 2007 e il 2008 realizza Silontes; nel 2009 espone a Parigi, presso la Galerie Di Meo, Spheres 2000-2008.
Nel 2010 illustra l’Odissea di Omero per Einaudi e presenta Arpie, sfere, dune ed altre al Centro di Arti Plastiche, nell’ambito degli eventi paralleli alla XIV Biennale di Carrara. In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia realizza nel 2011, a Palazzo Madama di Torino, la grande installazione Torino che guarda il mare.
Nel 2012 illustra l’Iliade di Omero per Einaudi e realizza Per quelli che volano alla Fattoria di Celle (Santomato di Pistoia) e alla Fondation Maeght di Saint-Paul-de-Vence. Nel 2014 presenta la retrospettiva Pelle della terra al Filatoio di Caraglio (CN); nel 2015 installa Senza titolo (Esploso), 1978, al Museo Madre di Napoli.
Nel 2016 l’Università di Bologna gli conferisce il Premio Alinovi-Daolio. L’anno successivo realizza Terre Nove per la mostra personale al Museo Casa Fiat de Cultura di Belo Horizonte, in Brasile. Nel 2018 tiene la personale La nuit et la fête alla Galerie Italienne di Parigi e realizza Bestiario del firmamento per la collezione di sipari d’artista del Teatro Obi Hall di Firenze.
Nel 2019 espone la grande installazione Bandiere (2007) nella mostra personale alla Galleria ME Vannucci di Pistoia.

