La S.V. è invitata a visitare la mostra personale di: Dino Boschi 

Diretta da Randazzo e Torricelli

Dal 19 gennaio al 1 febbraio 1963, vernice - alle ore 18 di sabato 19 gennaio 1963

Boschi, Tavolo, olio su tela, 1962

La tematica di Boschi è andata restringendo alcuni limiti, in un momento di ricerca della sensibilità, intorno ad un mondo intimo: un breve giro fra le affettuose presenze quotidiane, le consuetudini familiari, rilevate più per accorato ripensamento che non per esaltazione; tanto che il cassettone di casa può restituire, così amorosamente circuito nella realizzazione pittorica, il tepore umano, mentre le nature morte danno occasione ad una sensibilità senza dubbio rilevante...

MARCELO AZZOLINI

L'Unità - 12 febbraio 1960

... per anni ha lavorato accanitamente e in silenzio, affacciandosi soltanto ora alla ribalta dei grandi premi. Siamo certi che si farà strada perché possiede alcune qualità sostanziali, che vanno dalla fermezza del carattere alla nativa sensibilità artistica, e alla solida cultura. Già nei primi dipinti appariva evidente in lui quella nota che poi doveva diventare una costante della sua pittura: un intimismo di accento lirico ma privo di languori crepuscolari e di debolezze; anzi un raccoglimento, al fine di approfondire l'emozione, sull'esempio vicino di Morandi.

La sua tavolozza è fin dagli esordi limitata a poche tonalità, grigi, neri, avana, bruni, rialzata da qualche rosso o qualche azzurro. Mentre i temi trattati sono in prevalenza le composizioni di natura morta, o le vedute di interni. Dopo un viaggio a Parigi comparvero nella pittura di Boschi alcune durezze che fecero pensare a Buffet, subito però lasciate per un ritorno alle origini, attraverso una resa assai più matura e calibrata. In questi quadri la tradizione non è abbandonata, perché Boschi non ama i salti nel buio, ma i fermenti della modernità sono chiaramente visibili. A Marzabotto egli esce anche da questo ultimo schema, per affrontare un tema insolito e oltremodo difficile. Il premio assegnatogli da una giuria altamente qualificata ci dice che abbiamo in Boschi un pittore di sicuro avvenire.

RENZO BIASION

Oggi - 12 ottobre 1961

.. Più oltre, tra il '59 e il '60, utilizzando in parte, da lontano, un'altra tradizione bolognese, quella che va da Morandi a Romiti, Boschi tenta esplicitamente di giungere a forme estreme di rottura e di ricostruzione razionale e sentimentale dell'oggetto dall'interno del quadro, realizzando la presenza delle cose attraverso le leggi costitutive della materia e dello spazio, in direzione realistica. L'esperimento investe dapprima gli elementi più disponibili e umili, la quiete maggiore degli interni e delle nature morte. Faticosamente Boschi si libera da una concezione accademica dello spazio, la cui illusione veristica compare ancora una volta a suggerire un interno come scatola chiusa con i suoi spigoli quasi dimenticati sotto un mobile o accanto a una finestra; ma nei momenti di maggior sicurezza il quadro si esprime come organizzazione di pensiero e cioè di strutture essenziali che condizionano, in modo determinato e non geometrico, il rapporto di quieti oggetti di cucina come il sistema di un paesaggio urbano e industriale, quasi un raccordo di macchine silenziose; o anche schiaccia gli oggetti sul piano fissandoli come generalizzazioni della memoria, rappresentazioni pratiche; o magari esperimenta felicemente una integrazione fra tono e spazio, inducendo poche cose a vibrare di luce sotto il controllo mentale di una grande e densa parete grigia. In queste prove, di cui Boschi tiene ad affermare il carattere sperimentale e aperto, la contraddizione è già compiuta: il quadro, da registrazione sensibile della natura, è divenuto costruzione dello spazio; è prima pensato che dipinto. La modernità di Boschi è qui, nella questione culturale primaria che egli mette in gioco, quella dell'oggetto. E vogliamo aggiungere a questo punto che il problema dell'oggetto, vale a dire il problema del linguaggio e della comunicazione, è la questione gnoseologica di fondo, da cui anche la critica figurativa potrebbe ricevere validi criteri di discriminazione, una volta superata l'opposizione puramente polemica, concettualmente inverificabile, e per di più fallimentare nel suo bilancio, tra figurativismo e astrattismo in genere.

Quello di Dino Boschi, pur nelle contraddizioni residue tra ricerca pittorica e ricerca di categorie, fra intimismo e razionalismo, fra elegia naturalistica ed esigenza di oggettivazione mentale, è certo uno fra i modi giusti di affrontare il problema. Egli sa che da dieci anni mancano i maestri, se è vero che essi mutano ad ogni stagione. Sa che tutte le ore non sono decisive. Perciò la sua strada sarà lenta, nè gli mancheranno le accuse di conservatorismo timido e ritardatario. Ma ora è indubbio che il suo lavoro, nel modo che gli è proprio, sarà sempre più decisamente al livello di una modificazione non superficiale e non provvisoria del linguaggio artistico, teso a sperimentare un rapporto attivo con il linguaggio comune e con le strutture istituzionali della società.

Boschi, Interno, olio su tela, 1961

PIETRO BONFIGLIOLI

Presentazione a una personale  Bologna, aprile 1960

... Una pittura, insomma, che aderisce alle moderne concezioni del realismo interiore. Boschi sfruttando le possibilità formali e strutturali offertegli dagli «oggetti» li ricompone in una dimensione architettonica nuova, con finissimo gusto, in accordi dosati e calcolati, di indubbio interesse e talvolta di efficacia poetica.

EMILIO CONTINI

La Squilla - 5 maggio 1960

... Dino Boschi è «un caso» importante se pure non unico. In poche parole lui, come altri giovani artisti assai dotati, è nato e vive nel «figurativo» ma con i dubbi, i ripensamenti critici, le inquietudini di uno spirito colto e vigile al contatto e direi all'urto di modi artistici diversi, persistenti, prepotenti. Non è timidezza nè timore: è sincero turbamento di chi a momenti riflette intorno al significato di forme epidemiche che sembrano reclamare almeno poderose vaccinazioni. Figurativo o non figurativo? Tutta l'arte in Italia è ora su questo dilemma. Dino Boschi ha esordito su un piano di pittura tradizionale che non mancava a momenti di un'impalcatura scolastica, e quindi a lui estranea. Le sue virtù furono nondimeno subito evidenti e parvero offrirgli una specie di fortilizio nel quale Boschi operò per anni. Com'è noto un fortilizio è anche una prigione, ed ecco l'artista uscirne per combattere a piedi, aperto a tutti gli attacchi, spettatore-attore di scaramuccie...

CORRADO CORAZZA

L'Avvenire d'Italia - 10 febbraio 1960

... Si trovano a questa mostra che raccoglie opere degli ultimi anni di lavoro di Boschi e che ci pare scelta ad un livello alto di resa espressiva, i temi cari alla fantasia ed alla riflessione artistica del giovane pittore bolognese: paesaggi riguardati nella linea di un vedutismo tradizionale, nature morte, oggetti di una quotidiana familiare frequenza. Boschi in queste opere gioca le sue carte di tonalista con una misura veramente felice e la sua pittura ne guadagna in finezza, in sensibilizzazione luminosa. Ci sono in questa mostra alcuni paesaggi, tra i quali poniamo anche le vedute parigine di una soffice malinconia, che sono tra le cose più sincere che la poetica realista, in tutte le sue varianti, ha espresso in questi anni. E del resto non solo in questi paesaggi ma anche in alcune nature morte c'è un riverbero di poesia che è come una nota fondamentale che sollecita una viva rispondenza del sentimento e che costituisce la caratteristica espressiva più interessante della pittura di Boschi.

DUILLO COURIR

Il Resto del Carlino - 8 maggio 1960

... Si tratta di un artista già in possesso di un suo linguaggio preciso, stilisticamente maturato. In genere, nei suoi quadri, c'è una luce fredda e discreta, talvolta livida, che sa creare un'intensità di luci e di ombre sempre ben distribuite ed efficaci. Boschi è un giovane che in questi anni, senza inutili strepiti, ha saputo muoversi e progredire, sino ad ottenere una serie di risultati sicuri, come la sua personale odierna può confermare.

Boschi, Macelleria, olio su tela, 1962

MARIO DE MICHELI

L'Unità - 10 maggio 1961

... ha una pittura meditata nella costruzione per calcolati spazi e piani ben scanditi; sobria nella tavolozza e puntata sul tono solitamente ben modulato, in cui accusa talvolta l'influsso morandiano. Delicatamente intimistico nella evocazione di raccolti interni, composti secondo una ritmica prevalentemente geometrica, Boschi presenta anche paesaggi sciolti e immediati. In sostanza, sa contemplare con amore, sensibilità e acutezza il suo sereno angolo di mondo.

MARIO LEPORE

Carriere d'Informazione - 23 aprile 1961

... Ma qui andiamo oltre tale limite della figuratività con la presenza dei più giovani: quella di un Boschi che si apprende a certa pittura milanese nata dalla suggestione delle periferie fumose intrisa di sughi baconiani.

GARIBALDO MARUSSI

Le Aeri - settembre 1962

... Boschi ci sembra un artista che ha capito veramente i problemi del realismo, il modo cioè d'impostare un rapporto nuovo con la realtà, d'intenderla da uomo del proprio tempo e di tradurla in termini figurali capaci di parlare agli uomini d'oggi. Per tutto ciò Boschi è meritevole di stima; il suo agire è pienamente legittimo, gli esiti considerevoli.

Il problema del realismo è di viva attualità, ma deve essere posto al di fuori, anzi contro le assurde polemiche che vogliono il figurale e l'astrattale in posizioni antitetiche. Altrimenti, assegnando un'ipotetica supremazia, poniamo, al realismo dovremmo giustificare persino il Novecento, questo cadavere che si trascina ancora dopo trent'anni in mezzo a noi; e assegnandola, quella supremazia, all'astrattismo, saremmo costretti ad accogliere con lieto sorriso e deferente inchino i battaglioni compatti dei copisti e dei manieristi, dei volgarizzatori delle altrui esperienze. Un'opera è giudicabile valida per i suoi individui valori, non per la poetica cui appartiene. Però, ritornando alla Permanente, non direi che troppa vitalità si scorga.

CARLO MUNARI  

Avanti! - 10 luglio 1962

... Conosciamo da anni, attraverso le sue vignette pubblicate dall'«Avanti!», l'impegno civile di Boschi. Un giorno sicuramente i disegni con i quali commenta i fatti politici e di costume più salienti della vita nazionale verranno raccolti insieme, come si è fatto per Scalarini e per Maccari. Offrono non soltanto un panorama di cronaca, criticamente vissuta e interpretata, ma anche una precisa indicazione dei rapporti e delle interdipendenze fra la coscienza sociale e quella artistica.

Era logica, perciò, l'attesa di vedere come si esprimesse in pittura la posizione morale di Boschi. L'anno scorso avevamo visto un solo suo quadro in una collettiva di artisti bolognesi alla galleria Verritré, una natura morta nella quale non era difficile individuare i problemi che l'avevano suggerita. Troppo poco, però, per ricavarne un giudizio fondamentale e che consentisse di stabilire i legami fra i disegni (immediata replica a determinati avvenimenti) e la pittura (meditata applicazione, lenta ricerca di un proprio mondo espressivo).

La mostra milanese di Dino Boschi si accentra su una dozzina di nature morte, accompagnate da alcuni paesaggi. Sono tutte opere datate dal 1958 all'anno in corso, a eccezione di una del '57 (Alberi) scelta per indicare l'evoluzione della sua pittura. Boschi aveva avuto una partenza naturalistica di stretta tradizione bolognese; nel giro di un decennio aveva semplificato la visione della realtà ponendo in primo piano i rapporti colore-luce; nel '58 un soggiorno a Parigi lo aveva spinto ad approfondire le sue ricerche sull'autonomia del quadro di fronte alla realtà che tuttavia lo determinava; in altre parole, Boschi si era posto il problema di ricostruire soggettivamente la realtà oggettiva, di creare, attraverso un nuovo ordine spaziale e conseguenti equilibri cromatici, una nuova immagine della realtà concreta, intuita con profondo spirito analitico e suggerita dalla necessità di andare oltre l'apparenza delle cose per scavarne il più intimo significato. Boschi dice: «ritrovare» gli oggetti.

I suoi quadri ci confermano la presenza di una forte personalità nel panorama della pittura figurativa più avanzata, che si sviluppa in un momento particolarmente favorevole grazie alla coerenza di un gruppo non più tanto scarso di giovani...

LUIGI ROSSI  

Avanti! - 27 aprile 1961

... E', quella di Boschi, una pittura sobria e severa, tutta intesa ad esprimere, attraverso preminenti rapporti di luce e di spazio e scansioni controllatissime di volumi, nuove conquiste tecniche e culturali. I suoi rapporti con l'oggetto sono intesi essenzialmente come relazioni di spazio, e si vengono così a determinare quelle soluzioni in cui lo artista ricompone equilibri sentiti come presenze, attive e necessarie, in un mondo tuttavia dinamicamente inteso.