Aldo Mondino
“The passion for orchids”
In tutta la mia vita non ho mai trovatoun soggetto di studio più interessante delleorchidee. Charles DarwinIl nome dell’orchidea.
Dendrobium miyakei, Pleione praecox, Pleione bulbocodioides, Pleione scopulorum, Cymbidium sinense, Cattleya walkeriana, Pleione maculata, Pleione grandiflora, Holeoglossum kimballianum, Miltoniopsis santanaei, Paphiopedilum henryanum, Aerides odorata, Phalus flavus, Laelia lucasiana.
Il fascino e il mistero dell’orchidee comincia dai nomi che rievocano gli infiniti percorsi che hanno legato la natura alla scienza, i grandi esploratori ai paesi immensi e tropicali, la necessità europea della catalogazione alla straordinaria varietà delle piante.
Le orchidee sono un punto di sintesi della conquista dell’uomo sul mondo, del suo assoggettamento dell’intero mondo vegetale, ma anche il piacere di una scoperta che se diventa scienza non riesce mai a perdere il fascino dell’avventura. Alla fine attraverso questi fiori straordinari si percepisce non solo un frammento importante della storia del rapporto tra l’uomo e la natura, ma anche l’immensità della varietà che popola il pianeta, quasi l’impossibilità della scienza a rendere conto di tutto a chiudere in un libro la bellezza.
Naturalmente Mondino si occupa di orchidee. Perché non vi è nessuna differenza tra il suo mondo mirabolante e sempre in cerca dello straordinario e questa specie di fiori pari alla rosa per fortuna critica e commerciale.
2003, olio su linoleum con fregio in legno, cm. 172 X 120
Mondino e le orchidee sono quindi un’equazione senza incognite. Un paradosso fatto di amore e d’interesse perché l’artista ha trovato in questi fiori tropicali (almeno per origine) uno specchio per un’ avventura artistica nuova e affascinante. Tra pittura e ceramica i fiori prendono vita, una vita che non li consuma ma li conserva. Nelle serre create dall’artista si esaltano il fascino e il mistero. Si avverte l’importanza delle orchidee, la loro deità all’interno del mondo vegetale. Mondino costruisce e dipinge una meraviglia che oscilla a metà tra cultura e natura. Mette a confronto i ritratti di eminenti scienziati con i suoi fiori di bellezza. Sono due piani comunicanti attraverso l’amore perché anche i naturalisti amavano il proprio oggetto di studio fino a confonderlo con un oggetto di piacere.
Le orchidee sono delle architetture viventi, dei giochi sottilissimi in cui le forme e i colori gareggiano nell’offrire all’occhio infinite variazioni. E Mondino coglie anche questo piacevolissimo ossimoro tra la classificazione e la varietà. Tra una natura studiata e una natura odorata, sentita nella sua palpitante vitalità.
L’arte non classifica nulla è un ponte che unisce ambiti culturali che sono spesso distinti per storia o abitudine. Mondino è un esploratore dell’arte.
SERRA, 2004. Olio su linoleum, vetro e ceramica, cm. 198 X 130 X 16.5
Non ha la maniacalità di un Nero Wolf che risolve nella sua casa di arenaria a New York gli omicidi più efferati, cucinando e coltivando orchidee. Mondino prende le orchidee, arrivate in Europa nel XVI secolo tra i bagagli di un esploratore, e le fa diventare delle opere d’arte. Prende i ritratti degli scienziati e li fa diventare altre opere d’arte. L’arte non appartiene alla natura, ma ce la può raccontare e far vivere ogni volta che ci avviciniamo a lei. Possiamo forse sentire l’odore di questi fiori, quel profumo sensuale e dolciastro che ci coglie se entriamo in loro contatto. La stessa “stecca di vaniglia” proviene dal frutto fermentato della vanilla planifolia, un’altra orchidea. E sul piano sinestetico i lavori di Aldo Mondino promettono e mantengono molto. Del resto l’artista ha sempre sposato tecniche e materiali diversi, oggetti e pittura. Ma in questo progetto ha legato i sensi in modo molto stretto, lo sguardo è solo il preludio di altre sensazioni. Non si è forse sempre detto che l’arte è illusione?
Valerio Dehò
SERRA, 2004. Olio su linoleum, vetro e ceramica, cm. 198 X 130 X 16.5

