ALDO MONDINO

The connoisseur’s room

La stanza del conoscitore.

La mitologia dei luoghi chiusi, delle camere in cui si sviluppano universi e si mettono in comunicazione mondi diversi, si arricchisce di un nuovo episodio. Il progetto di Mondino parte da una considerazione semplice ma illuminante: la stanza rappresenta un microcosmo, quindi una miniatura di quello che è al di fuori di essa, il cosmo e gli infiniti universi che vi sono dentro. Naturalmente la stanza di Mondino ha a che fare con se stesso, con il suo lavoro di artista, con il suo passato e il suo gusto. Non è una stanza qualsiasi ma è la stanza del connoisseur, di colui che ama le cose d’arte, che apprezza se non il lusso almeno il piacere di essere attorniato dalla bellezza.

Le pareti non sono bianche, ma nelle case dei ricchi sono arricchite da preziose carte da parati e da tessuti murali che danno fascino ad una riservatezza che è garanzia di stile. Il colore rosso-bordeaux è distintivo di una certa classe, oltre a dare calore anche senza bisogno di un caminetto. L’arredo è semplice, anche se non propriamente sobrio, adornato da oggetti di gusto.

In questo caso abbiamo a che fare con un conoscitore che apprezza molto l’arte di Aldo Mondino. Manco a dirlo è un suo conoscitore, forse un collezionista un po’ stravagante che ha realizzato da alcuni lavori celebri dell’artista, perfino dei gioielli in pietre preziose, veri e propri capolavori della toreutica.

Al rosso damascato delle pareti l’arredo comodo e distintivo si accompagna alla perfezione. La stanza ha una sua immobile compostezza. Il conoscitore se n’è appena andato forse a comprare un bastone da passeggio inglese o ad innaffiare le orchidee, sua eterna passione. Tra gli animali preferisce i cani e in particolare i Jack Russell. Non è difficile comprenderlo. Sono animali straordinari tanto che hanno perfino il nome di un baronetto britannico. Strana la storia dei nomi, quasi più divertente di quella degli uomini. Comunque la stanza riflette passioni e scelte personali, anche se decisamente eccentriche. Chi mai sarà quello scolaretto dipinto con freschezza e incorniciato in un ovale quasi ad esaltarne un’improbabile nobiltà? Forse è il nipote del conoscitore e i nipoti, si sa, fanno sempre arrabbiare. Assomiglia anche a Toni Negri, ma questo era chiamato “cattivo maestro”, non può essere lui. A ben vedere assomiglia anche a Maurizio Cattelan, enfant terrible dell’arte mondiale con i suoi scherzi sempre di cattivo gusto. Forse è una creatura fantastica che dà forma ad un ibrido, ad un lusus naturae, qualcosa che nell’arte è familiare.

Allora la stanza si riempie di riferimenti ad altro, anzi ad Aldo. Mondino né è protagonista, è una stanza che è anche sua, oltre che del conoscitore che non incontreremo mai. Il mondo dell’artista vi è riflesso alla perfezione, è un microcosmo della sua arte, ma ha la spontaneità e la provvisorietà della stanza d’albergo. Mondino non è fatto per i sacrari proprio perché lui non ha mai sacralizzato alcunché. Eppure si respira un aria di serietà in questa stanza, una serietà esaltata dall’ironia di alcuni dettagli, da alcune stranezze e incoerenze.

Il connoisseur ci ha lasciato soli nella sua stanza preferita perché possiamo conoscerlo meglio, imparare dalla disposizione degli oggetti, dai particolari, dall’atmosfera di questo luogo fisicamente chiuso ma mentalmente aperto sul mondo, cosa pensa, cosa ama e cosa lo fa sorridere dell’arte e degli uomini.

Valerio Dehò